MusiciStorie

Piccoli racconti su grandi musicisti. Da Gesualdo da Venosa a Joni Mitchell

di Paolo Giammarroni

Jingqing domandò a Xuansha:” Sono appena arrivato alla Scuola, per favore indicami una via per entrare”.
Xuansha disse:”Senti il rumore del torrente giù nella valle?”
Jinqing rispose:”Sì”.
Xuansha disse:”Entra da lì”.

Maestro Fayan, 1067-1120

In anteprima, qui a sinistra, 5 racconti: Monteverdi, Farinelli, Chopin, Morton, Tenco.

Presentazione della raccolta di 101 racconti "Musicistorie":

Esiste un attimo meno fuggente, anzi superconcentrato, dove il senso di un’esperienza si raggruma e dà il meglio di sé? Quell’attimo dove l’incomprensibile si svela, o almeno riusciamo “con altri occhi” a scostare il drappeggio velato.

Questa sensazione l’ho provata su di me in poche rare occasioni, anche se una vita ordinaria ha poi ripreso il suo corso e le possibili stimmate si sono rimarginate…  Possiamo chiamarli epifanie, oppure con termini più o meno nobili (flashes, illuminazioni, intuizioni, scatti di genio). Quando riusciamo a fissarli in qualche modo, ecco che un pezzettino di verità torna probabile, desiderabile.

La musica si presta a incontri di questo tipo. Evoca, parla forte a corde profonde, quando non è pura nenia di sottofondo, insapore, indisturbata e indisturbante.

La musica forse facilita quell’ emersione di senso, magari ancora difficile da etichettare, eppure percepibile anche per grandi folle. Prima dell’accensione di mille accendini sul finale del concerto, per una frazione di secondo tutti sono uniti, condividono una percezione (amore, violenza, sberleffo, non importa).

Mi hanno sempre annoiato le interviste a musicisti, che pure leggo assiduamente. Le leggo per vedere se per caso, per quella via, emerge la rivelazione. Quasi mai accade. Allora passo alle biografie, con molti spunti insospettati: e tanta dissipazione, per eccessivo amore del mitologico. La persona dell’artista finisce così per trasformarsi in precario pupazzo. Troppo normale individuo per esprimere la sua vocazione, troppo astrattizzato per chi invece vuole proiettarci proprie ambasce.

Il racconto breve, brevissimo, è la sfida che mi sono dato, per puro piacere. E’ il mio modo di avvicinarmi a quel flash, a quelle vite, a quel riassunto scritto in un breve colloquio, un diario, una nota di copertina, un delirio, una finta intervista, un testo di canzone mai scritta o nelle parole di chi c’era quel giorno…

Al cultore di storie “ufficiali” assicuro che tutto è come minimo verificato e verosimile (Brendel è anche un poeta; Rita Hayworth non solo un'attrice ecc.): non avrei saputo fare diversamente, perché anche io ho una mia storia. Le mie sono storie oblique, di momenti rilevanti e momenti insignificanti, bilanci di vita e sguardi su una sigaretta sul piano che brucia.

Al cultore di musica chiedo di resistere alla voglia di leggere solo il già noto, ma di uscire con me dalle gabbie, dai generi musicali ormai logori: perché le vite sono vite, qualsiasi libertà espressiva ci si prenda, da interpreti o improvvisatori o compositori. E anch’io alcuni di loro li ho scoperti proprio scrivendo. Per tutti, un’indicazione di brano da ascoltare, se volete.

Molte altre voci avrei voluto mettere in mostra (c’è poco mondo lirico, ad esempio, e mi dispiace), ma le storie richiedono tutti gli elementi necessari e alcuni flashes non sono scattati. Ho inserito anche alcune intense voci di non musicisti, Bonhoeffer, che a un passo dalla morte sogna di suonare Bach con l’amico, e Jankelevitch, che smentisce chi sente solo l’invadenza della musica, che renderebbe muti, mentre è arma non consolatoria, tramite verso un silenzio meno vuoto…

Resto come voi, con in mano l’accendino.

PAOLO GIAMMARRONI




 


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